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Citroen a Retromobile 2019

 

 

Citroen sarà presente al Rétromobile 2019 con uno stand particolarmente ricco, con il chiaro obiettivo di offrire al pubblico la possibilità di ammirare da vicino ben trenta tra i modelli più iconici del marchio francese.

L’evento che si terrà dal 6 al 10 febbraio al Paris Expo Porte de Versailles è l’occasione perfetta per festeggiare il centenario di Citroen. Il costruttore del gruppo PSA ha quindi pensato di mettere sotto i riflettori le vetture più significative dei suoi primi cento anni di storia, suddividendo lo stand in dieci modelli di serie, dieci auto da corsa e dieci concept car.

Tra le vetture esposte si segnalano la mitica Citroen 2 CV, la primissima Type A, la Type H, la Tracion Avant, la simpatica Mehari, la Citroen CX e la DS, quest’ultima in grado di colpire l’immaginario collettivo tanto da dare vita ad un brand autonomo diversi decenni dopo il suo debutto sulle strade.

Ignazio Giunti – un pilota, un’epoca

 

 

Il racconto epico che celebra ciò che gli appassionati romanticamente definiscono “The Golden Age of Motorsport” – l’epoca d’oro delle corse (il periodo a cavallo tra gli anni ‘60 e i ‘70) – si arricchisce di un nuovo importante capitolo: una monografia dedicata a Ignazio Giunti.
Al pilota Giunti, il “diamante grezzo” cresciuto in quella straordinaria fucina di talenti che fu l’Autodelta (la squadra corse dell’Alfa Romeo)……e all’uomo, il rampollo della Roma Bene, autentico gentleman, maturo e riservato, nonostante un passato fin troppo irrequieto.
Un libro scritto da Vittorio Tusini, nipote del compianto pilota romano, che arriva a colmare una lacuna e che offre agli appassionati, a quasi 50 anni dalla sua tragica scomparsa, lo spunto per incontri, dibattiti, celebrazioni. Tanti amici non hanno voluto mancare l’occasione per ricordarlo.
Catapultato suo malgrado al centro della scena perché bello, ricco, talentuoso; lanciatissimo verso un promettente futuro, Ignazio incarnava una sorta di profilo ideale per tanti giovani appassionati.
Le classiche sfide fra amici prima di iniziare a fare sul serio: Vallelunga diventa presto il suo salotto di casa, il trampolino di lancio verso il professionismo con l’Alfa Corse. L’arrivo in Ferrari da grande speranza azzurra; una stagione, il 1970, vissuta da protagonista (con la vittoria alla 12 ore di Sebring e il secondo posto alla 1000 Km di Monza) e il debutto in Formula 1 con un superlativo quarto posto al Gran Premio di Spa. Tante attese e tante speranze che si infrangono all’improvviso: la parabola del campione bruscamente interrotta da un incidente assurdo e inaccettabile persino per l’epoca, quando morire in corsa non era certo un evento raro.
Resta il ricordo di un campione e di un uomo amatissimo da chi ha avuto la fortuna di incontrarlo, e l’eco delle polemiche di una tragica fine, in quella drammatica 1000 Km di Buenos Aires 1971, che forse ha contribuito a indirizzare con maggiore convinzione l’automobilismo verso più elevati livelli di sicurezza.
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Vallelunga ricorda Ignazio Giunti

 

 

In un triste giorno di gennaio di 45 anni fa, mentre cessava di battere il cuore di un’altra grande promessa del motorismo italiano, nasceva all’improvviso l’inossidabile mito di Ignazio Giunti.

Gentile, elegante, leale, coraggioso: il prototipo del cavaliere senza macchia e senza paura. Giunti sembrava un predestinato al successo, passato in pochi anni dai trionfi di Vallelunga (il suo salotto di casa…) con l’Alfa GTA, ai grandi riflettori dei più prestigiosi circuiti del mondo quale pilota ufficiale della Ferrari.

Primo a Sebring, secondo a Monza, terzo alla Targa Florio, sempre con la mostruosa Ferrari 512 S e sempre in coppia con Nino Vaccarella, in quella straordinaria stagione 1970 del Mondiale Sport, visssuta in un appasionante testa a testa con lo squadrone Porsche del team Wyer.

Quando sembrava ormai a un passo dall’Olimpo, fu invece bruscamente sottratto ai suoi tifosi da un atto scellerato di un collega e da una direzione di gara latente e superficiale.

Non fu certo il primo uomo a vedere spezzati i propri sogni su un nastro d’asfalto. Eppure il tragico epilogo di Ignazio Giunti suscitò indignazione, promosse dibattiti, stimolò interventi concreti come pochi altri. Tanto che, ancora oggi, viene celebrato da amici, colleghi, semplici appassionati. Come l’iniziativa dell’Associazione Amici di Vallelunga, che ha voluto rendere omaggio al pilota romano, ricollocando al centro del paddock il busto in bronzo che lo ritrae. L’occasione per un commosso saluto a un grande campione, ma soprattutto a un grande uomo.

Tanti gli amici e i colleghi di allora intervenuti all’evento: da Nino Vaccarella a Sandro Munari, da Nanni Galli a Spartaco Dini. Molto sentito anche l’intervento di Emanuele Pirro, che ha voluto porgere omaggio a uno dei suoi miti dell’infanzia, quando ancora seguiva le corse da semplice appassionato. Gran cerimoniere, Lino Ceccarelli, volto noto della Rai e grande amico del compianto Ignazio, affiancato dagli appassionatissimi nipoti del pilota romano.

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Omaggio a Maria Teresa de Filippis


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È scomparsa a 89 anni Maria Teresa De Filippis, la prima donna pilota nella storia della Formula 1. Nata a Napoli nel 1926, la De Filippis esordì nelle competizioni quasi per gioco, mostrando da subito un talento non comune. La Maserati A6GCS è stata la vettura che le ha dato le maggiori soddisfazioni, come la vittoria assoluta alla Catania/Etna del 1955. Un successo prestigioso, per di più ottenuto siglando il nuovo record della cronoscalata, che porrà le basi in vista del successivo passo nella sua carriera agonistica, ovvero il debutto in F.1. Nel 1958 acquista perciò una Maserati 250F che porta al debutto al Gran Premio di Siracusa, cogliendo un ottimo 5° posto al traguardo. L’esordio nel Campionato Mondiale avviene pochi giorni dopo, al GP di Montecarlo, mancando però la qualificazione. Conclude la stagione ’58 disputando tre GP con il miglior risultato del 10° posto nel GP del Belgio. L’annpo seguente disputò le qualificazioni del GP di Montecarlo, ma poi decise di porre fine alla sua carriera dopo la tragedia di Jean Behra, suo amico nonché titolare della squadra per la quale avrebbe corso la stagione 1959. Questo video vuole essere il nostro sentito omaggio alla Signora delle Corse, o come amava definirsi, “una donna fra tante primedonne”.
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Un anno fa, Jean Pierre Beltoise

Personaggio scomodo, pilota ruvido, fama da duro. Sinistramente legato ad un assurdo incidente che nel 1971 ha privato l’Italia da corsa di uno degli astri nascenti più fulgidi dell’epoca: Ignazio Giunti. Eppure è tempo di dedicare a Jean Pierre Beltoise il giusto tributo, quello di un campione indomito, innamorato del suo lavoro, sopravvissuto a sé stesso in un’epoca che di sconti ne ha concessi davvero pochi. E allora, perché non ricordarlo così, ad un anno esatto dalla sua scomparsa, con questo breve contributo filmato, che ci restituisce un JPB più intino e più vero…
Ormai, a quest’ora, vecchie ruggini, rivalità e incomprensioni saranno state già chiarite da un pezzo.

Ciccio di Cefalù, scarpe da favola

 

C’era una volta un umile artigiano, le cui uniche ricchezze consistevano in una notevole dose di passione e in una carica di simpatia innata e contagiosa. Viveva in una terra povera e bellissima, una Cefalù turisticamente ancora tutta da scoprire, dove le giornate trascorrevano monotone come può essere ripetitiva la vita in un villaggio di pescatori. Un’immutabilità che però ogni primavera conosceva un’eccezione, quando il mondo delle corse calava in massa alle pendici delle Madonie per perpetuare il Mito della Velocità: affrontare la Targa Florio, la corsa più antica del mondo. La difficoltà di mettere a punto le vetture e di memorizzare un tracciato di oltre diecimila curve disseminate lungo 72 km di strade di montagna, obbligavano le squadre ad arrivare in Sicilia con un certo anticipo rispetto alla gara.

Sognare è un lusso che si può concedere a tutti, figuriamoci ad un ragazzo vispo come il nostro Ciccio, calzolaio di professione. (altro…)